La normativa urbanistica italiana

L’urbanistica, ufficialmente concepita come disciplina giuridica autonoma nel 1942, dopo l’emanazione della sua legge generale, studia gli insediamenti edilizi nel territorio nazionale per migliorare le condizioni di vita, di lavoro e sociali della popolazione.

L’Istituto Nazionale di Urbanistica, fondato nel 1930, ebbe un compito molto importante perché fu il primo centro che si occupò dello studio dei problemi legati allo sviluppo urbano delle città.

La normativa urbanistica italiana trova le sue basi nei piani regolatori e nei piani di ampliamento predisposti nel 1865, dopo nella legge urbanistica statale del ’42 con le sue successive modifiche e integrazioni e nella potestà legislativa delle regioni ai sensi dell’art. 117 della Costituzione.

Gli strumenti urbanistici previsti per l’attuazione di detta normativa sono: i piani quadro di coordinamento regionali, i piani regolatori comunali o intercomunali ed i piani attuativi particolareggiati o di lottizzazione.

Il piano urbanistico o regolatore generale è l’espressione della volontà politica di un territorio; l’assetto territoriale è il protagonista, colonna portante per un’organizzata espansione urbanistica e di viabilità. Quindi contiene la suddivisione del territorio ed un disegno di massima della rete urbana.

Analizza e regola le trasformazioni fisiche e funzionali del territorio guidandolo nel rispetto della sostenibilità ambientale, pianificando le vie di comunicazione, ferroviarie, stradali, tranviarie e navigabili se necessario. Inoltre regola la destinazione delle aree e nomina i vincoli da rispettare quali paesaggistici, ambientali o storici.

Giampiero Martini

Il piano regolatore comunale o intercomunale ha come obiettivo l’organizzazione urbanistica del proprio territorio.

I piani attuativi particolareggiati si limitano a regolare determinate zone comunali, nel rispetto dei piani generali, quindi le sue planimetrie contengono le reti stradali della zona di competenza. Essendo uno strumento attuativo include le norme di attuazione, una relazione illustrativa e un piano finanziario per svolgerlo giacché tante volte per portare a cavo le sue indicazioni si deve ricorrere allo strumento dell’esproprio. Esso è il provvedimento in cui un bene privato viene acquisito dall’ente pubblico per motivi di pubblica utilità, dietro il pagamento di un indennizzo al cittadino spogliato dal bene. Si sono successe non poche polemiche attorno alle cifre d’indennizzo, comunque la Corte Europea per i diritti dell’uomo dichiarò che il valore pagato per il bene espropriato può essere minore al suo valore reale sempre che si rispetti un rapporto ragionevole con il valore di mercato.

Fino alla legiferazione sui condoni edilizi del 1985, il diritto edilizio aveva un carattere residuale nei confronti del diritto urbanistico. Questa legge nata per frenare l’edilizia abusiva si vede costretta a disciplinare le attività costruttive da parte del privato. Dunque tutte le leggi inerenti argomenti di carattere edilizio sono state raccolte nel Testo Unico in materia edilizia pubblicato nel 2001 con le sue successive modifiche ed integrazioni.

Per apprendere nozioni fondamentali della materia in questione si consiglia la lettura di un testo fondamentale redatto dall’avvocato cassazionista Giampiero Martini, che è anche docente di Legislazione Opere Pubbliche presso l’Università di Bologna.

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