La perdita di sonno: un problema legato anche ai cambiamenti climatici

La salute e il benessere sono minacciati da diversi fattori e uno di questi è senza dubbio la difficoltà nel dormire. Tuttavia, recenti studi hanno dimostrato come a far perdere letteralmente il sonno, non siano soltanto preoccupazioni o malattie, ma anche i cambiamenti di natura climatica.

La perdita di sonno? Colpa anche dei cambiamenti climatici

Uno studio condotto da alcuni ricercatori di stanza nella importante Università di San Diego collega la perdita di ore di sonno ad un evento globale come quello dei cambiamenti di natura climatica.

Stando ai risultati della ricerca, se non verranno prese misure immediate contro il riscaldamento globale e non si concretizzeranno quelle già messe nero su bianco, le notti passate senza riuscire a prendere sonno aumenteranno in maniera costante per i prossimi 70 anni, con conseguenze molto gravi da un punto di vista della tutela della salute e del benessere individuale sul lungo termine.

Lo studio, i cui esiti sono stati pubblicati sulla importante rivista Science Advances, ha visto la luce grazie all’impegno di Nick Obradovich, che ha deciso di dedicarsi a tale studio dopo la grande ondata di caldo di cui San Diego è stata vittima 2 anni fa. Lo studioso aveva infatti problemi a prendere sonno in quel periodo ed è da lì che ha cominciato a pensare ad una possibile correlazione tra cambiamenti climatici e perdita di sonno, con conseguenti problemi di salute e effetti negativi sul proprio benessere psico-fisico.

Come si è svolto lo studio?

Lo studio ha preso in esame le risposte ad un questionario da parte di poco meno di 800 mila americani. Il questionario era incentrato sulle notti insonni tra il 2002 ed il 2011 con cui le persone chiamate a compilarlo si erano dovute confrontare. Successivamente gli studiosi hanno analizzato le risposte incrociandole con i dati relativi alle temperature registrate ogni giorno nello stesso lasso di tempo preso in esame dai questionari.

I risultati sono stati decisamente interessanti, perché la conclusione è stata che anche un semplice aumento di un grado centigrado a notte porta a tre notti al mese in cui 100 persone non riescono a prendere sonno o dormono male. Il dato, letto in questo modo, non sembrerebbe preoccupante per la salute ed il benessere dei singoli individui, ma andando a calcolare gli effetti di un mese in cui le temperature notturne sono costantemente più alte anche solo di un grado, si può capire la gravità del problema.

Chi sono i soggetti più colpiti?

Tra i soggetti più colpiti dagli effetti negativi che il riscaldamento globale ha sul riposo notturno vi sono, stando a questa ricerca, gli anziani e coloro che sono in una situazione economica non florida. Come mai ad essere maggiormente minate sono la salute ed il benessere di questa tipologia di soggetti?

Il motivo è semplice: gli anziani devono fare i conti con una salute spesso già precaria, mentre coloro che fanno parte delle fasce economicamente deboli della popolazione non hanno denaro sufficiente per munire le proprie case di condizionatori a basso consumo energetico.

I ricercatori americani, nel lanciare l’allarme per la salute ed il benessere di chi dorme meno e male a causa dei cambiamenti climatici, hanno fatto presente la necessità di politiche, anche a livello internazionale, più attente a livello ambientale e quindi nella direzione della lotta ai cambiamenti climatici.

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